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“Made In Italy”: la nascita della Maison Missoni

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"Made In Italy": la nascita della Maison Missoni

Questa sera in prima serata su Canale 5, andrà in onda la seconda puntata di Made in Italy, la prima serie tv che racconta la nascita della grande moda italiana nella Milano degli Anni Settanta e che vede protagoniste Greta Ferro e Margherita Buy.

In questa puntata assisteremo all’incontro tra Irene ed i coniugi Missoni (interpreta da Claudia Pandolfi ed Enrico Lo Verso).

Maison Missoni: la storia del brand

Sessantacinque anni di storia del celebre brand prendono forma in un racconto che dà voce a tre generazioni impegnate a sviluppare un progetto comune.

Dall’amore tra Ottavio e Rosita nel 1948 alla nascita del primo zigzag nel 1964, dalla codifica dello stile Missoni nella moda nel 1970 all’evoluzione verso il lifestyle con MissoniHome nel 2000.

 

E ancora, dal passaggio del testimone della direzione creativa ad Angela nel 1997 all’espansione globale più recente, dalla nascita della Fondazione Ottavio e Rosita Missoni nel 2008 alla realizzazione di progetti artistici internazionali di Luca, dalle copertine di Margherita nei primi Anni Duemila alla sua nomina a direttore creativo della linea MMissoni nel 2018.

Per saperne di più dovremo aspettare questa sera.

Made In Italy: un misto di nostalgia per quegli anni ruggenti

La serie «Made in Italy» (prodotta da Taodue e creata da Camilla Nesbitt), il racconto sulla nascita della grande moda italiana nella Milano degli anni Settanta, era andata in onda a Settembre 2019 su Amazon Prime.

Nella visione in streaming avevamo potuto ammirare la forza dell’idea (raccontare la nascita del gusto diffuso attraverso il pret-à-porter italiano), il tentativo di dare una vesta biografica alla bellezza di un mestiere, la trama e l’ordito di una narrazione trattata con mano sicura e leggera.

Su Canale 5 è tutta un’altra cosa. «Made in Italy» continua a stupirci con sguardo penetrante su quella rivoluzione pop; i nomi di Armani, Versace, Krizia, Missoni, Ferrè, Fiorucci, Curiel risuonano ancora nelle intuizioni o nell’atto creativo; la protagonista Irene (interpretata da Greta Ferro) non ha perso nulla della sua carica vitale.

Anche se c’è in atto una Pandemia che ci sta trasformando nell’intimo e non ne vediamo la fine; c’è in corso una crisi di governo che crea molte preoccupazioni; ci sono le interruzioni pubblicitarie che sospendono la tensione del racconto e ci spingono a guardare altrove cosa sta succedendo. Così «Made in Italy», rispetto alla prima lettura, diventa qualcosa d’altro: un misto di nostalgia per quegli anni ruggenti (non erano anni facili per le profonde tensioni sociali ma non veniva meno, nemmeno nei momenti più bui, l’idea di futuro) e di rimpianto per il paradiso perduto (dettavamo la moda nel mondo).

Ciò che non va perduto è l’aver saputo cogliere la grande visione di quei protagonisti, l’aver raccontato il coraggio di chi è stato capace di inventare qualcosa che prima non c’era, l’aver acceso l’interesse internazionale per un Paese che rischiava il declino.

 

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