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Anoressia: perchè sentirsi “obbligati” a festeggiare Capodanno?

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Anoressia: perchè sentirsi "obbligati" nel festeggiare il Capodanno?

Quando ho iniziato la mia carriera, se così si può chiamare, pensavo di avere le idee chiare su quello che volevo fare.

Ero convinta di voler scrivere e lavorare nell’ambito della moda. Era quello il mio mondo, era quello il mio sogno. Ero consapevole delle difficoltà che avrei incontrato nel trovarmi circondata da bellissime ragazze, modelle e da quello che il mio alter ego, residuo dell’anoressia, avrebbe pensato.

Dentro di me sapevo di farcela, volevo farcela con ogni singola parte di me.  Ed invece eccomi quì, a scrivere di disordini alimentari e disordini mentali, e nel farlo mi rendo conto di quanto questo mi faccia sentire utile e mi dia gioia.

In questo momento dell’anno particolarmente, l’anno nuovo si avvicina e come ogni volta partono i nuovi propositi.

Si può parlare di nuovi propositi se si ha un disturbo alimentare?

Anoressia: perchè sentirsi "obbligati" nel festeggiare il Capodanno?

Solitamente i miei propositi riguardavano seguire rigidamente una delle mille liste che trovavo su internet riguardo a qualche nuova dieta. O qualche modo per essere più carina e solite cavolate superficiali, che non solo mi avrebbero fatto sentire peggio riguardo me stessa, ma che non avrei mai portato a termine.

“ Nuovo anno, nuova me”.

Sembra essere lo slogan che si ripete costantemente ovunque si guardi. Ma la domanda che forse nessuno si fa è “ perchè devo cambiare solo perchè cambia l’anno?” . Cosa c’è che non va in noi? Niente.

Lasciate stare per un attimo tutti quegli articoli che vi suggeriscono di non mangiare più lattosio, di cominciare una sfida e resistere 3 mesi senza mangiare carboidrati. Non è la vostra vita che deve cambiare, ma il vostro punto di vista. Lasciate stare il vostro ego per un attimo e provate a pensare ad altro.

Si da per scontato che tutti abbiano voglia di festeggiare l’anno nuovo, che siamo tutti pronti a vestirci eleganti, uscire, socializzare, ma nessuno riflette davvero su cosa sia in realtà per chi soffre di un passato di disordini alimentari e mentali.

Non sono delle brutte parole o dei tabù e certamente non sono cose di cui dobbiamo vergognarci. Soffro di ansia e depressione, quindi? Non sono un alieno, sono sempre io. Ma non ho nessuna intenzione di nasconderlo e comportarmi come se tutto fosse rosa e fiori.

L’impatto che questi disordini alimentari hanno è molto più profondo di quanto si possa pensare. Quando si soffre di ansia e depressione è facile sentirsi esclusi, soli, in difficoltà anche nelle cose più “normali”.

L’ultima cosa che si ha voglia di fare è socializzare, trovarsi in mezzo a centinaia di persone che non possono e non riescono a capire cosa voglia dire avere un attacco di panico. Non è colpa loro naturalmente, il problema è che non se ne parla abbastanza e meno se ne parla , meno la gente capisce.

Quando soffri di questi problemi e ci aggiungi una bassissima autostima ed una quasi inesistente fiducia nel genere umano, potete solo immaginare il caos che ne deriva. Speri sempre che le medicine facciano miracoli, che le persone ti stupiscano con la loro empatia, vuoi essere capito, amato, perchè siamo umani.  Fragili, ma umani.

Posso ritenermi fortunata perchè sono stata spinta a chiedere aiuto e ho accettato il fatto di dover convivere con questi problemi e di dover convivere con il fatto che ogni mattina devo prendere diversi farmaci. Ma purtroppo non tutti hanno la fortuna di avere qualcuno che li spinga a cercare aiuto o non hanno le risorse per farlo. Se è difficile per me festeggiare l’anno nuovo e non lasciarmi trascinare da tutte quelle cavolate che cercano di convincerti che devi cambiare per essere migliore, chissà quanto difficile deve essere per chi non ha altra scelta se non nascondersi o cedere.

I periodi come il Natale e il Capodanno sono periodi particolarmente difficili in questi casi, perchè  possono sia farti sentire estremamente felice, sia terribilmente solo. Speri sempre di svegliarti la mattina di natale e di sentire quella scintilla che sentivi quando ancora non conoscevi la sofferenza. Speri sempre di sentire quell’emozione quando ti invitano ad una festa di Capodanno, di avere voglia di uscire, divertirti, ma poi, non sai come fare, perchè tutto quello che vuoi fare è nasconderti e far finta che quel giorno sia un giorno come un altro. Vuoi provare la sensazione di passare quella notte con le persone che ami, di sentirti amata, ma ti senti solo più sola, anche in mezzo a cento persone. Ti senti quasi costretto a essere felice, ad accontentare gli altri, ad accontentare quello che la società cerca di promuovere, ma ehi, non dovete.

Non dovete uscire a festeggiare se non volete.

Non dovete essere felici se non lo siete.

Non dovete cambiare la vostra vita e migliorare qualcosa solo perchè una rivista dice che dovete.

Dovete essere voi stessi, accettarvi, cambiare il punto di vista. Dovete trovare la felicità dentro di voi, dovete essere voi a stabilire cosa è giusto e cosa non lo è. Volete passare Capodanno a piangere da soli? Fatelo. Volete passare Capodanno nel letto a guardare un film? Fatelo. Siete voi che decidete come gli altri vi fanno sentire, non lasciate che la paura di sembrare diversi vi faccia essere infelici.

Non c’è nulla che non vada nel non essere dell’umore per festeggiare e non c’è nulla di male nell’accettare il fatto che probabilmente ci saranno sempre cose più difficili per voi che per gli altri.

Mostrate compassione a voi stessi e cerca di capire cosa vi serve davvero. Non siete deboli se avete bisogno di affetto, di un abbraccio , di essere compresi. Non vergognatevi di essere quello che siete, non arrendetevi, troverete la soluzione.

Volete sapere cosa farò io quest’anno la sera di Capodanno ? ASSOLUTAMENTE NULLA.

E non potrebbe fregarmene di meno di quello che gli altri potranno pensare. So di aver bisogno di stare da sola, so di avere mille ragioni per festeggiare, ma so di non essere ancora pronta a farlo.

Capodanno è un anniversario di una cosa orribile che mi è successa 12 anni fa e per quanto io ormai abbia superato quel trauma, accetto la mia debolezza e accetto il fatto di non volermi sentire obbligata ad omologarmi agli altri.

Sono normale, sono esattamente come gli altri, ho solo qualche difficoltà in più che mi rende speciale!

 

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