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Il significato del Natale per una persona malata di anoressia

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Il significato del Natale per una persona malata di anoressia

L’importanza del Natale per una giovane ragazza malata di anoressia

Il significato del Natale per una persona malata di anoressia

Ah le vacanze di natale, quel momento che tutti attendono con tanta ansia e gioia. Cene di famiglia, regali, dolci. Un momento magico, se non per coloro che soffrono di un disordine alimentare. Questo al contrario è uno dei momenti più duri dell’anno. Come si dice alla propria famiglia di non voler festeggiare con loro? Come guardi gli occhi di tua madre, pieni di preoccupazione senza sentirti in colpa e senza sentirti una delusione. Non si può fingere per sempre. Non si può stare seduti a tavola, in mezzo a risate e chiacchiere se non si riesce a smettere di pensare nemmeno per un secondo che se mangiate qualcosa vi sentirete uno schifo, ma se non mangiate nulla tutti gli occhi saranno su di voi. Non potete più nascondervi.

Il mio primo Natale “da malata” di anoressia

Fu una delle giornate peggiori della mia vita. Ero seduta al tavolo, con decine di persone intorno e mi sentivo un’aliena. Non mi sembrava di fare parte di quella famiglia. Loro erano normali, io no. Mangiai poco e nulla, ma nonostante questo sentivo l’urgenza di tornare a casa e correre per ore. Nessuno disse niente per mia fortuna. Ma li sentivo i loro sguardi. Facevano male come un pugno. Inutile dire che l’anno seguente non mi presentai. Ci furono liti per settimane, ma io non mollavo la presa. La mia malattia era diventata l’unica costante nella mia vita. Era diventata più importante della mia famiglia. Ero consapevole del dolore che stavo causando, ma non mi importava. Volevo solo stare a casa e nascondermi dal mondo. Volevo nascondermi dallo specchio e da me stessa.

Volevo dormire e svegliarmi e scoprire che era stato solo un incubo. Ma non lo era. Era la mia vita. Non andai al pranzo di Natale e pochi mesi dopo, mio zio morì di tumore a 35 anni. Era l’unica persona che mi capiva, con cui riuscivo a scherzare e divertirmi. Non vedevo l’ora di vedere lui ogni volta durante le feste, ma non quell’anno. Pensavo solo a me stessa e, se solo avessi potuto sapere come sarebbe andata a finire, avrei dato la mia stessa vita pur di tornare indietro e partecipare a quel pranzo. Passare gli ultimi momenti insieme a lui, farlo ridere e mandare al diavolo quella vocina nella mia testa. Siate più intelligenti di me, siate più consapevoli che ogni vostra decisione avrà un impatto anche sulle persone che vi sono più vicine. Non sapete cosa potrebbe succedere, non sapete quanto importante possa essere la vostra presenza.

La malattia non ne vale il rischio, non vale il rischio di perdere l’ultimo sorriso di una persona a cui volevate bene.

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