Home Alta moda Coco, c’est moi!

Coco, c’est moi!

11 min lettura
0
4
49

“Per essere insostituibili bisogna essere unici”.

Lo sapeva bene lei, promotrice di uno stile attraverso cui la donna poté finalmente sentirsi libera ed indipendente, lavorando a ritmi dinamici con quella comodità estranea agli abiti oziosi della Belle Époque.

Gabrielle Bonheur Chanel nasce a Saumur il 19 Agosto 1883, da Henri-Albert Chanel e Jeanne Devolle. Dopo la perdita di sua madre, Gabrielle e le altre sue tre sorelle vennero affidate alle cure delle suore del convento del Sacro Cuore, presso l’orfanotrofio di Aubazine. Di fondamentale ispirazione fu il periodo monacale per la carriera della più famosa Mademoiselle. Basti pensare al ripetuto utilizzo nelle proprie creazioni del bianco e del nero ed a quell’aspetto quasi austero che Coco conferì agli abiti che con tanto amore realizzava.

Gabrielle Coco Chanel

Ormai troppo grande per restare in orfanotrofio, Gabrielle si trasferì con la sorella Julia a Moulins, città in cui iniziò a lavorare come commessa presso il negozio di maglieria Maison Grampayre, in seguito ad un periodo trascorso presso una scuola di arti domestiche di Notre Dame, in cui imparò a cucire, cominciando ad immergersi in un mestiere che diventò il fulcro della sua vita: la moda. Fu proprio in questi anni che Gabrielle adottò lo pseudonimo di Coco, soprannome che le venne dato da Étienne de Balsan, suo futuro compagno e primo finanziatore, dopo un’esibizione dell’eterna Mademoiselle in un café di Moulins, in cui Gabrielle interpretò la canzone “Qui qu’a vu Coco?”, lasciando l’ufficiale di cavalleria completamente folgorato, al punto che i due decisero di andare a vivere insieme nella sua  residenza a Royalieu.

Coco Chanel e Étienne de Balsan

Fu proprio qui che Gabrielle decise di imporsi nel mondo della moda, iniziando a realizzare alcuni cappellini, grazie al sostegno finanziario di Étienne, il quale, seppur poco comprendeva la vena artistica della sua amante, decise comunque di assecondarla. Nacquero così i primi copricapo in paglia e in raso, con applicazioni di piccole piume o di singoli fiori, in netto contrasto con i cappelli che fino ad allora vennero abitualmente utilizzati e comprensivi di una struttura di sostegno, conosciuta come Pompadour.

Esempi dei sopracitati cappelli Chanel

Anche se fu grazie ad Étienne che Coco iniziò a tessere la sua fitta rete di clientela fidata, l’amore della vita di Chanel fu, senza dubbio, Arthur Boy Capel. Il ricco borghese, che aveva creduto fin dal primo incontro con Coco nelle capacità artistiche spiccate della donna. Egli anticipò il denaro a Gabrielle per l’apertura del suo primo negozio al numero 21 di Rue Cambon, a Parigi, città in cui i due decisero di trasferirsi per vivere insieme, nonostante non ebbero possibilità di sposarsi a causa del divario sociale che li separava. Il negozio, che portava il cognome della stilista, oltre agli ormai famosi cappellini prevedeva un assortimento anche di maglieria, gonne e qualche vestito.

Coco Chanel e Boy Capel

Negli anni Venti, dopo la depressione della guerra che mise Chanel ed il suo atelier in ginocchio ed in seguito alla morte di Capel in un incidente stradale, Coco si rialzò con quella forza d’animo che sempre la contraddistinse. Realizzò per la prima volta un abito semplice, che permetteva alle donne di essere impeccabili, eleganti, mai banali e soprattutto comode nello svolgimento delle loro mansioni lavorative. Nasce sulla base di questa idea la petite robe noire, conosciuto ai più come il classico tubino nero.

Dopo l’ormai inarrestabile successo, Coco sposta il suo negozio dal numero 21 al numero 31 di Rue Cambon, facendo costruire tre piani di atelier. Furono questi gli anni in cui la stilista decise di attuare una diversificazione di mercato attraverso l’accurata realizzazione e la vendita dell’intramontabile profumo Chanel n.5. Un profumo dall’odore deciso, inconfondibile. Un profumo che sapeva “di donna, perché una donna deve odorare di donna e non di rosa”.

  La petite robe noire e prima ed originale confezione del profumo Chanel n.5

 

Al termine della Prima Guerra Mondiale Chanel lancia lo stile garçonne, ideato e studiato per una donna libera da ogni schema fino ad allora imposto dalla società, realizzando degli abiti comodi, dai tessuti impalpabili per donare alla figura femminile dinamicità e libertà di movimento grazie a linee fluide che permettevano alle donne di vivere la propria vita a ritmi frenetici; abiti dal taglio maschile ma con una paradossale femminilità mai vista prima di allora.

Vestiti impreziositi da pezzi di bigiotteria, come le famose collane di perle finte che tanto lei stessa amava indossare, facendole girare diverse volte intorno al collo.

Tailleurs taglio maschile e le famose perle finte

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Chanel decise di chiudere il suo atelier, per riaprirlo solo al termine del conflitto, quando ormai la moda era nuovamente cambiata con l’avvento del New Look di Christian Dior, che riportò in auge le vecchie imposizioni stilistiche che ricordavano nuovamente la Belle Époque.

Di nuovo, Coco, non si perse d’animo e sulla base della sua anima indipendente su cui costruiva i suoi capolavori, realizzò la borsa matelassé 2.55, in pelle trapuntata e comprensiva di una catenella, in modo tale da poter essere portata a spalla e non più scomodamente a mano.

Evoluzione dell’intramontabile borsa 2.55

Genio di uno stile classico, intramontabile, elegante, ma anche pratico, anticonvenzionale, in opposizione con le mode del momento e quasi riluttante alle stesse, donna dalle mille risorse e intraprendente che fece del suo lavoro il punto fondamentale della propria vita e protagonista di una vita avara di gioie sentimentali ed affettive e, per questo autodefinita l’eterna Mademoiselle, Gabrielle Coco Chanel si spense il 10 Gennaio 1971 in una stanza dell’Hotel Ritz, a Parigi.

Dal 1983, dopo essere stata affidata a diversi altri collaboratori, la maison è ancora oggi gestita da Karl Lagerfeld, che ha sempre mantenuto l’impronta classica dello stile Chanel, riproponendolo in una chiave moderna e non venendo mai meno, negli anni, all’utilizzo dell’iconico logo delle doppie C tra loro incrociate.

Karl Lagerfeld per Chanel

Chi meglio di Coco può insegnarci che “la forza si ottiene con i fallimenti e non con i propri successi”?

Carica altri articoli correlati
Altri articoli da Valentina Domma
Altri articoli in Alta moda

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi anche

“Scusi, per la felicità?” – “A cento metri c’è Ladurée!”

“Se non hanno più pane che mangino… macarons!” Parole, queste ultime, appartenenti e ricon…