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Con la Pandemia anche la moda si mobilita per combattere il virus

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Con la Pandemia anche la moda si mobilita per combattere il virus

Quando si compra una camicia o un paio di pantaloni, di solito, si valuta il colore, la morbidezza e la resistenza del tessuto ed, al massimo, ci si informa se sia antipiega o antimacchia. In tempi di Coronavirus però tutto è cambiato.

Ora ci sono vestiti che proteggono dal Coronavirus

Ora ci sono vestiti che proteggono dal Coronavirus

Si potrà entrare in un negozio di abbigliamento e chiedere: “Voglio un abito che mi protegga dal Coronavirus” ed il commesso, senza dubbi e senza tentennamenti, risponderà: “Certamente”.

Può sembrare una scena da film di fantascienza ma in realtà è quanto accadrà in tanti negozi nel giro di pochi mesi: le industrie italiane, infatti, si sono messe al lavoro per creare tessuti in grado di respingere virus e batteri, compreso il temibile Coronavirus.

In particolare, tra le prime aziende a lavorare a questi “tessuti antivurus”, ci sono il gruppo Albini, la storica azienda di Albino, in provincia di Bergamo, fondata nel 1876 e che ora conta sette stabilimenti, di cui quattro in Italia e Marzotto, il più grande gruppo industriale tessile italiano per fatturato e numero dipendenti. Due azienda storiche ma in grado di rispondere con procedimenti all’avanguardia alla Pandemia.

Marzotto Group in collaborazione con Polygiene, uno dei maggiori leader del settore biomedicale

Attraverso questa collaborazione si è riusciti ad adattare il trattamento antivirale VirallOff per l’utilizzo su tessuti prodotti con fibre naturali, come lana, lino e cotone. La Marzabotto ora è pronta a produrre tessuti in grado di respingere tutta una serie di virus, compreso il Coronavirus che sta terrorizzando il mondo.

Il gruppo Albini invece ha già iniziato la produzione dei suoi “tessuti antivirus” continuando a lavorare su nuove soluzioni e prodotti, tra cui i tessuti ViroFormula, i quali assicurano protezione attiva da virus e batteri.

Ma come funzionano esattamente questi “abiti antivirus”?

Un’azienda svizzera, la HeiQ, ha sviluppato una tecnologia in grado di distruggere batteri e virus, tra cui quelli della famiglia dei Coronavirus, sui tessuti. In origine, questa tecnologia veniva usata sulle mascherine e su altri materiali tecnici. Quest’azienda ha trovato il modo di adattarla anche alle stoffe per l’abbigliamento: i tessuti vengono trattati al momento del finissaggio.

Sul tessuto viene applicato dell’argento, il prezioso metallo che, oltre ad essere bello, ha anche proprietà antivirali ed antibatteriche: l’argento “blocca” virus e batteri e, mentre li tiene “fermi”, ci sono altre sostanze sul tessuto che “divorano” i germi in pochi minuti. A grandi linee, è così che il tessuto riesce a proteggere chi lo indosssa.

Questi “tessuti antivirus” durano per sempre? Se parliamo della capacità di contrastare il virus, l’effetto si perde dopo trenta lavaggi a temperature delicate. Trenta lavaggi non sono pochi: per una giacca, che non viene certo lavata dopo ogni utilizzo, significa durare anni. Mentre per una camicia, se viene usata una volta alla settimana, l’effetto dura comunque oltre sei mesi.

Dopo i trenta lavaggi si perde la capacità di combattere il virus ma il tessuto resta perfettamente integro. E la camicia diventa una “camicia normale”.

 

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