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Smart Working e salute mentale: un italiano su 4 è colpito da ansia

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Smart Working e salute mentale: un italiano su 4 è colpito da ansia

A causa dell’emergenza Coronavirus il nostro modo di trascorrere le giornate ha subìto grosse trasformazioni. Sono cambiate le abitudini di vita, le relazioni sociali ed il modo di lavorare.

Il susseguirsi poi delle notizie martellanti da parte dei telegiornali hanno inevitabilmente avuto un forte impatto anche sulla salute mentale dei cittadini. Ansia e paura, insonnia e senso d’oppressione sono solo alcuni dei disturbi che ci hanno accompagnato in questa “quarantena”.

Come tornare alla “normalità”?

Come tornare alla “normalità”?

Durante il periodo di lockdown le modalità lavorative degli Italiani si sono modificate e la postazione di lavoro d’un tratto si è trasferita tra le pareti di casa. Una fortuna certo per chi ha avuto uno stipendio ed uno scopo per far passare le lunghe giornate. Eppure anche chi era in smart working, non se l’è passata molto bene. Una grossa fetta di Italiani ha trovato complesso creare un giusto equilibrio tra momenti personali ed ore al pc. E la situazione è stata aggravata dal fatto che contemporaneamente i figli non sono più andati a scuola, mentre i nonni non hanno potuto accudirli.

La Quarantena ha messo tutti alla prova, in particolare le donne che in genere sono il componente della famiglia che si sente più in dovere di fronteggiare l’emergenza e proteggere i propri familiari, che ha dovuto sospendere o mettere in pausa i propri bisogni (prendersi cura di sé e del proprio malessere), adattandosi al cambiamento e ad una nuova situazione.

Da un’indagine condotta dalla piattaforma MioDottore risulta che la metà degli intervistati ha subìto grandi disagi in questo periodo, primi tra tutti la frustrazione e preoccupazione di dover convogliare tutte le fasi della giornata in un unico luogo. In alcuni casi, il cambiamento di vita radicale e l’impatto con una nuova modalità lavorativa da remoto ha portato molte persone a soffrire di veri e propri picchi di ansia e crisi di panico.

Complice forse la Quarantena anticipata rispetto ad altre regioni, è nel Nord Italia che si sono registrati maggiori disagi di questo tipo. Il lockdown ci ha privati, tra le altre cose, di un elemento fondamentale: il tempo “di mezzo”, quello che ci serve per migrare tra i diversi ambiti della nostra esistenza. Come per esempio, il tragitto tra lavoro e casa, in cui potevamo chiudere “la porta” del lavoro per pensare alla nostra vita privata. Allo stesso modo, per colpa della Quarantena, abbiamo perso i normali ritmi sonno-sveglia, trovando difficoltà ad addormentarci.

Come combattere l’ansia causata dalla Quarantena?

Questi disturbi sono stati sperimentati da molti. Se l’ansia è ormai diventata invalidante, l’insonnia rischia di rovinare troppe nottate di seguito ed i livelli di attenzione sono veramente ridotti al minimo. A questo punto, è bene fermarsi e cercare uno strumento di conforto.

In questa situazione più che mai vale il principio dell’onestà con se stessi, dell’autoconsapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti. La prima cosa di cui occorre prendere coscienza è che abbiamo vissuto un momento delicato e senza precedenti. Tutti abbiamo la responsabilità della nostra esistenza: prima di chiedere all’altro cosa può fare per noi, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare noi per noi stessi. Prendiamoci allora qualche secondo per lasciare emergere il nostro mondo emotivo, dopodiché se la risposta non ci soddisfa abbiamo l’obbligo verso noi stessi di farci carico di quel malessere e di chiedere aiuto.

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