Questo Primo maggio ha un sapore ancora più strano degli altri: dolce ed amaro, non solo per la problematica della disoccupazione e delle differenze salariali di genere, ma per le riflessioni che, da psicologa del lavoro, sto facendo sugli effetti che la Pandemia sta avendo sul lavoro. Non solo smart working ma disoccupazione, riduzione dei guadagni, incertezza, blocchi temporanei e chiusure di attività.

Il primo pensiero va a chi è ancora impegnato per noi nel settore sanitario, ne ho avuto conoscenza diretta perché mio marito lavora in un Centro Covid e ho visto lo spirito di sacrificio e dedizione mostrato dal personale sanitario e parasanitario impegnato in front line. Ma anche in back office, inserisco nel novero anche il personale amministrativo che ha dato analogo esempio di impegno.

Perché il lavoro per me è collegato alla parola impegno, inteso come investimento di energia, occasione di utilizzo di risorse proprie e sviluppo delle proprie capacità, missione ma anche occupazione di tempo e spazi, in senso positivo, che può avere anche risvolti negativi sulla vita di una persona.

Così simultaneamente il mio pensiero va alle persone che non hanno o non vedono per sé prospettive di occupazione ed a chi, in questa Pandemia, ha visto il proprio lavoro stravolto ed anche bloccato.

Un esempio per tutti: sto seguendo da vicino le richieste e proposte degli operatori del settore wedding che sono stati molti colpiti dal blocco dell’intero sistema, affinché, nel rispetto della salute di tutti, le attività possano riprendere.

Una cosa più di tutte mi colpisce nel tema lavoro: la dignità che vi si associa, sia del professionista che rende onore al proprio lavoro sia la capacità del lavoro di dare senso e significato all’esistenza di una persona.

Ho ringraziato molto in quest’ anno per aver potuto continuare a lavorare, anche se ho lavorato molto di più degli anni passati e con alcuni inevitabili disagi legati dal fatto di lavorare a distanza per molto tempo.

Ma ho ringraziato che le mie giornate, parallele a quelle di mio marito impegnato in prima linea nell’emergenza sanitaria, fossero scandite da collegamenti, progetti da seguire, da impegni e da orari. Anche quando questi ultimi sono diventati sempre più sfumati in avanti nel pomeriggio o quando in pieno lock down la scuola dell’infanzia di mio figlio era chiusa.

Non me la sono sentita di interrompere il mio lavoro, con tenacia ho continuato, non senza fatica, per solidarietà con chi più di me stava affrontando un periodo ancora più faticoso e incerto.

All’inizio ho parlato di Primo Maggio Dolce ed Amaro intendendo un:

  • Primo Maggio dolce di riconoscenza per la fortuna che ho avuto, nonostante la difficoltà da donna nel conciliare tutto: benessere personale, familiare e dei figli, lavoro proprio con quello del partner, casa, affetti, aspirazioni, paure.
  • Primo Maggio amaro pensando a chi in questo periodo deve fronteggiare ostacoli che si presentano davanti la propria realizzazione professionale e di vita dovuti alla Pandemia.

Festeggiamo quindi oggi ed ogni giorno il nostro lavoro!

 

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