“La confession d’un enfant du siècle”di Alfred de Musset

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La Confession d'un enfant du siècle, il romanzo diventato pellicola

Il film di Sylvie Verheyde fotografa l’edonismo ottocentesco

Diverse sono le pellicole che prendono in ”prestito” opere letterarie. Il loro obiettivo è rendere maggiormente fruibile ed appetibile testi quali romanzi, poesie o prose.

Tra le figure che sono state riscoperte negli ultimi anni ritroviamo il romantico poeta Alfred de Musset. Difficilmente collocabile nel panorama temporale della sua epoca, egli appare disimpegnato nonostante la sua impronta romantica che si evince nel lirismo personale. Dall’altro lato il poeta coltiva un desiderio legato alla sincerità, pretesa tanto quanto l’effusione legata al sentimentalismo.

Tra i suoi scritti maggiori troviamo: La nuit vénitienne, Un spectacle dans un fauteuil, Poésies nouvelles, Histoire d’un merle blanc, Il ne faut jurer de rien, Un caprice, Il faut qu’une porte soit ouverte ou fermée e On ne saurait penser à tout solo per citarne qualcuno.

La Confession d’un enfant du siècle, il romanzo diventato pellicola

Era il 1836 quando usciva “La Confession d’un enfant du siècle”, romanzo del poeta e narratore francese de Musset, racconta le vicende di una tempestosa liason. Quest’ultima è una storia d’amore reale che ha unito l’autore con la drammaturga George Sand, una delle donne più all’avanguardia e temerarie del romanticismo francese

Lo stato d’animo inquieto del XIX secolo è raccontato da Alfred già nelle prime pagine del romanzo. Egli racconta in prima persona la storia degli ultimi anni della sua vita trascorsi con donne che lo hanno amato ed ingannato. I mali sono annegati nell’alcol e nello sperpero del denaro e sono condivisi da tutto il tessuto sociale.

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La “malattia sociale” ripresa da Sylvie Verheyde

Il malessere ottocentesco viene girato da angolature diverse dalla Verheyde. Pete Doherty interpreta de Musset e Charlotte Gainsbourg offre un dipinto simile alla figura della Sand.

Confession d’un enfant du siècle mostra allo spettatore uno spaccato importante sulla moda dandy parigina di metà Ottocento. 

Il film ha dato un forte reverbero anche al designer Jean Paul Gaultier perché fu giurato al Festival di Cannes nel 2012. Lo stilista dedicò la collezione HC 2012-13 a George Sand. Rivisitando, in chiave romantica, i suoi capi diede vita ad un gioco di travestimenti di genere: maschile e femminile ben miscelati.

Lo stile Gender Fluid nasce nell’Ottocento?

Negli ultimi anni il fast fashion e l’alta moda hanno deciso di puntare l’attenzione alla creazione di collezioni più androgini possibili.

Ormai il gender fluid – termine ombrello per definire quelle identità di genere che non sono strettamente e completamente né maschili né femminili, identità quindi che sono al di fuori del binarismo di genere – si traduce anche negli abiti. (1)

Questa tipologia di capi d’abbigliamento però affonda le sue radici già all’Ottocento come si evince anche dalla pellicola di Verheyde. Paradigma perfetto dell’inebriante viveur esteta di un’epoca. 

 

  1. Gender Fluid, Wikipedia, Consultato in data 01-07-2021: https://it.wikipedia.org/wiki/Identit%C3%A0_non_binarie
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