Il ritorno di Diodato sul Palco dell’Ariston

8 min lettura
Commenti disabilitati su Il ritorno di Diodato sul Palco dell’Ariston
0
2
Il ritorno di Diodato sul Palco dell'Ariston

Cosa ci fai qui
Non vorrai mica deludermi

Sopra il palco del teatro Ariston di Sanremo dominato dai toni scuri ed avvolgenti, Diodato ci appare davanti con un vestito firmato Zegna completamente bianco e le sue prime note ci fanno sentire come se stesse parlando davvero con noi o come se noi fossimo realmente lì con lui.

Hai sciolto le catene che abbiamo stretto insieme
Per tenerci lontani

Diodato ama da sempre proiettare la malinconia nei suoi testi.
In un tempo di frasi dette e non dette e di pensieri che ritornano, le sue canzoni diventano analisi in retrospettiva sui rapporti e sui sentimenti che ci strascichiamo accanto, che ancora ci muovono dentro, nonostante tutto.

E già mi parli così
Ma a cosa serve ora insistere
Me lo ricordo bene
Il nostro tempo insieme

L’outfit di Diodato durante la prima serata del Festival

Pantaloni classici e morbidi, una giacca dalla linea pulita portata chiusa a far intravedere solo e soltanto un elemento, che rappresenta perfettamente in assoluto uno dei must di stagione di quest’anno: il maglioncino a collo alto.
Un completo rigido ed avvolgente insieme, giocato tutto sul tono di un bianco panna morbidissimo e caldo.
Un’immagine molto evocativa e pura di visione benevola: ricordarsi il tempo insieme e ricordarselo bene!

L’outfit candido diventa quindi una scelta stilistica non solo di raffinatezza, ma anche di rappresentanza del testo, come se anche negli amori non più presenti, anche in quelli chiusi, rimanesse un fondo bianco di avanzo positivo, una tela bianca su cui è ancora possibile scrivere sensazioni belle dell’altra persona.

Tu ancora ti muovi
Qui dentro ti muovi
Cerchi l’ultima parte di me
Che crede ancora che sia possibile

Il significato profondo del testo di Diodato

Ed è qui, da questa possibilità di scrittura, che tutto ritorna a muoversi dentro di noi.
Ci viene a cercare e ci chiama a sé, regalandoci una delle sensazioni più pericolose che esistano, la speranza.
Diodato conduce una ballata in cui lo specchio di ciò che non superiamo può colpirci ancora con il riflesso di ciò che è stato e con la possibilità dei “se fosse ancora”.
Questo perché quello che ci muove sul momento risulta essere un tempo attivo e presente, un qualcosa che ancora ancora vive, ancora si anima di possibilità.

Sono stati pochi, pochissimi, i gestiti e le movenze che il cantante ha voluto mostrare nella prima serata in gara. Ma sono significativi sull’importanza del lato semplice e riflessivo che la calma ha in sé, paradossalmente affinché qualcosa si muova in noi, c’è un processo lentissimo di pensiero.

È un suono avvolgente di memorie quello che Diodato ci regala, una ballata che ci dà la possibilità di avere ancora un’occasione sul nostro amore.
E chi ci ha amato cerca proprio questo in noi, la fessura che mostra come l’amore filtri ancora attraverso le proprie fessure e crepe, esattamente come la luce che si muove a seconda di come viene indirizzata.

Un sorso di veleno e poi
Un altro gioco di parole
Un’altra dose di dolore

La malinconia ci insegna che a smuovere le cose, a galla torna tutto, non ci sono filtri.
Quando smuovi il fondo di qualcosa ogni cosa ricompare nella superfice che noi le destiniamo.

E mentre gli echi di un veleno doloroso si affacciano fra il palco e l’orchestra, Diodato continua a scegliere un’eleganza estetica da ammirare.
Poche urlate, poche facce contorte per sottolineare la sofferenza, una pelle chiara e candida a richiamare il suo vestito, le maniche della giacca lunga per vedere uno stacco di dita, un accenno di pensiero e poi ancora la potenza, delicatissima, di questa canzone.

Se ancora ci sei,
Se in mezzo a tutto il resto ancora ci sei
Forse esiste una parte di me che spera ancora che sia possibile

La canzone si smuove sul passato e si attaccata a questo presente. Se ancora ci sei esiste un motivo, esiste questo file rouge che ci lega, incredibilmente, oltre tempo, distanze, differenze.

Crederci è bellissimo.
E se prima, come Diodato ha già espresso quattro anni fa, le persone fanno rumore, non ci lasciano senza la loro voce in noi poi in noi si muovono.

Amare è qualcosa di spesso inspiegabile, irraggiungibile.
E quando anche l’amore finisce, noi non smettiamo di sentire quello che abbiamo provato.

L’amore finisce in molti modi, ma non smette mai di essere in noi, è questo che muove le canzoni e le persone che ci sono attorno. I cantanti come Diodato fanno proprio questo, ci fanno dire quello che spesso noi lasciamo al nostro silenzio.

Chissà chi vincerà Sanremo! Io sicuramente farò il tifo per lui!

Carica altri articoli correlati
Altri articoli da Marta Borroni
Altri articoli in Sanremo
Commenti chiusi.

Leggi anche

Eleganza scintillante: qual è l’outfit perfetto per Capodanno?

Cosa fai a Capodanno? Magari sei lì, a prendere il sole sulla spiaggia, il profumo del coc…