Il Tocco di Minerva: 10 anni di artigianato pugliese al femminile

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Ci sono storie che profumano di pazienza e di sogni che prendono forma tra le dita.

Una di queste arriva da Toritto, nel cuore della Puglia, dove la luce del sole si posa dolcemente sui filari d’ulivo e sulle mani operose di chi, ogni giorno, trasforma fili e tessuti in piccole opere d’arte.

Benvenuti nell’universo de Il Tocco di Minerva, il laboratorio artigianale di Rosaria Coscia che a Maggio 2026 spegnerà dieci candeline.

Un traguardo importante, che profuma di traguardo e di nuovo inizio.

Il Tocco di Minerva: 10 anni di artigianato pugliese al femminile

Rosaria Coscia, fondatrice de Il Tocco di Minerva, laboratorio artigianale nel cuore della Puglia

In questa intervista, Rosaria ci apre le porte del suo mondo fatto di creatività, sacrificio e rinascita continua. Figlia e nipote d’arte, ci racconta cosa significhi portare avanti un’eredità familiare trasformandola in un progetto imprenditoriale moderno e riconosciuto, capace persino di varcare i confini regionali.

Parleremo di come si costruisce un sogno giorno dopo giorno, di laboratori per bambini per educare alla lentezza, di nuove collezioni all’insegna del riciclo creativo e dei festeggiamenti per il decimo anniversario. Ma soprattutto, parleremo di quella forza speciale, profondamente femminile, che trasforma un semplice “tocco” in un segno indelebile.

Lasciatevi ispirare dal coraggio di una donna che, come ama dire, ha una sola paura: «svegliarmi una mattina e non avere idee». Perché finché le idee ci sono, la magia continua.

Intervista a Rosaria Coscia

Rosaria, il tuo è un percorso che affonda le radici in una storia di famiglia. Sei cresciuta in un universo di mani operose. Quanto ha influito questa eredità sulla persona e sulla professionista che sei oggi?

(Sorride, con lo sguardo che si addolcisce al ricordo) «Mia madre è magliaia, mia nonna era sarta. Ho ereditato da loro non solo una tecnica, ma un vero e proprio modo di stare al mondo, in cui il lavoro manuale è espressione di identità e indipendenza.

Trasformare quell’eredità in una professione autonoma è stato per me un atto di responsabilità e di forza: scegliere di credere nel proprio talento, costruendo un percorso imprenditoriale fondato sulla qualità, sull’ascolto e sulla visione.»

Quindi, se tua madre non fosse stata quella “donna caparbia, precisa e attenta” che descrivi, faresti fatica a immaginarti nello stesso modo?

«Assolutamente sì. Il mio successo lo devo anche a lei. Lei non è una semplice magliaia, è la mia musa, il mio stimolo quotidiano, la mia forza.

Ogni giorno crede in me e m’insegna ad andare oltre il mio potenziale, a fare sempre meglio e di più. Senza di lei, sarei stata un’altra persona.»

Torniamo all’inizio. Com’è nata l’idea de “Il Tocco di Minerva”?

«Dieci anni fa, tutto è nato da un’esigenza personale di espressione creativa. All’epoca studiavo all’Università e, tra un esame e l’altro, nella mia stanzetta iniziavo a creare. Le mie prime creazioni trovavano spazio nelle vetrine della storica merceria di mia zia.

Col tempo, il lavoro fatto a mano mi ha assorbita così tanto che da passione si è trasformato in lavoro. Fino all’apertura di questo laboratorio, 10 anni fa.»

E siamo arrivati a oggi. Qual è la consapevolezza più grande che hai acquisito in questo decennio?

«Dopo dieci anni dall’inizio di questa avventura ho acquisito una consapevolezza, quella legata al tempo che scorre e al quale rispondo con la voglia di reinventarmi costantemente e di dar vita sempre a progetti nuovi, mettendomi in gioco.

Il mio obiettivo è ottimizzare il tempo che ho a disposizione impiegandolo in attività che possano trasmettere la mia passione per l’arte anche alle nuove generazioni.»

E infatti, accanto alla produzione, il laboratorio è diventato uno spazio di condivisione, soprattutto con i più piccoli.

«Esatto. Negli ultimi anni ho avviato laboratori creativi per bambini, pensati come momenti di libertà espressiva e di educazione alla lentezza, lontano dagli schermi. È un impegno che ha un valore sociale profondo: insegnare ai più giovani, e in particolare alle bambine, che la creatività può diventare lavoro, progetto di vita e autonomia.»

Guardando al futuro, a Maggio 2026 festeggerai il decimo anniversario. Hai già in mente qualcosa?

«Sto immaginando una settimana di eventi e attività, un gesto di restituzione e gratitudine verso la comunità che mi ha sostenuta. Tra i progetti, un evento dedicato all’armocromia con il coinvolgimento di un’esperta, e una serie di appuntamenti per dare spazio all’arte, al dialogo e alla condivisione. Insomma, inventerò qualcosa per tutti coloro che mi sono stati vicini in questi anni.»

E mentre lo sguardo è rivolto al futuro, c’è un’altra novità all’orizzonte…

«Sì, è vero. A breve lancerò una nuova linea di accessori moda da donna utilizzando tecniche di riciclo di materiale povero e riciclabile. È meraviglioso dover pensare di dare una seconda vita alle cose rendendole preziose. Io ho sempre mille idee e la mia più grande paura è proprio quella di svegliarmi una mattina e non averne.»

Parliamo del contesto. Il tuo laboratorio è a Toritto, un piccolo paese della Puglia. Se fosse nato in un’altra città, pensi che la storia sarebbe stata la stessa?

«Sarebbe difficile immaginare la mia storia e il mio laboratorio in un’altra città. Perché cambiarne le origini? Le radici qui sono profonde e mi hanno dato la forza per crescere. Mi piacerebbe, però, un giorno creare punti vendita o vetrine monomarca del mio brand in città turistiche, per far conoscere il mio mondo creativo anche fuori dai confini locali.

Del resto, la partecipazione a contesti come l’International Business Week alla Fiera del Levante di Bari mi ha dimostrato che un laboratorio nato in Puglia può confrontarsi con il mondo, portando con sé una visione autentica e radicata.»

Infine, tre domande rapide per chiudere. Se dovessi definire questi tuoi 10 anni di attività in tre parole, quali sceglieresti?

«I miei 10 anni di attività sono il risultato di grandi SACRIFICI, di tanti PROGETTI e del mio SOGNO che continua…»

Oggi si parla molto di imprenditoria femminile. La si può comprendere davvero solo se la si pratica?

«L’imprenditoria femminile oggi conta una grossa fetta di imprese presenti in Italia. Quindi sì, credo che per capirne a fondo le sfide e le soddisfazioni bisogna viverla. E sono felice che ogni giorno ci sia uno spazio che cresce, dedicato all’universo femminile

E per concludere, quale consiglio ti senti di dare a una ragazza che oggi sogna di trasformare la sua passione in un’impresa?

«Di crederci con tutta sé stessa. Di non avere paura di mettersi in gioco e di imparare che il tempo è una risorsa preziosa: va usato con lentezza, cura e la voglia costante di reinventarsi. Perché è proprio così che si dà forma ai sogni.»

 

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A Rosaria va il nostro grazie più sincero. Per la sua autenticità, per la passione che mette in ogni creazione e per averci fatto sognare attraverso le sue parole.

In un mondo che corre veloce, lei continua a tessere, punto dopo punto, una storia fatta di lentezza, cura e bellezza. E noi non vediamo l’ora di scoprire quali nuove idee prenderanno forma nelle sue mani nei prossimi dieci anni.

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