Elezioni Presidente della Repubblica 2022: se fosse una donna?

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Una donna al Quirinale: l'Italia sarebbe pronta?

Da Lunedi 24 Gennaio i Parlamentari e i delegati regionali riuniti in seduta comune dovranno eleggere il prossimo/a Presidente della Repubblica. L’unico che si è fatto esplicitamente avanti, anche in maniera piuttosto decisa è Silvio Berlusconi, mentre gli altri possibili candidati e leader politici temporeggiano evitando di proporre dei nomi, a parte quelli dell’attuale presidente Sergio Mattarella e di Mario Draghi.

Una situazione ancora molto incerta che ricorda per certi versi quella che si verificò poco più di cinquant’anni fa, quando venne eletto il democristiano Giovanni Leone. Fu un momento notevole per diversi motivi: fu la prima elezione a cui parteciparono i delegati regionali, dato che le Regioni erano state formate solo nel 1970; avvenne con una maggioranza risicata, la più ridotta di sempre, appena 13 voti in più rispetto ai 505 necessari; ma soprattutto è ancora oggi l’elezione durata più a lungo nella storia repubblicana, ben 23 scrutini.

Si parla soltanto di candidati maschile. Ma se fosse una Donna? Il nostro Paese sarebbe pronto?

Una donna al Quirinale: l’Italia sarebbe pronta?

Eleggere una donna Presidente della Repubblica, visto che non c’è mai  stato nè un Capo dello Stato donna, nè una donna presidente del Consiglio, nella storia dell’Italia repubblicana, potrebbe non succedere neanche questa volta.

Del resto in un Paese che non valorizza sempre le donne al comando spesso pagandole meno degli uomini, in uno Stato che considera troppo spesso le donne come unico punto di riferimento di figli e anziani resta difficile pensare ad una donna come capo dello Stato.

La nostra è una lunga storia di presidenziali al maschile: dodici, dal primo Gennaio del 1948 ad oggi. Da Enrico De Nicola, prima Capo provvisorio dello Stato, poi presidente effettivo per 5 mesi appena, a Sergio Mattarella, il cui incarico si completerà il 3 febbraio 2022.

 “La donna si determina e si differenzia in relazione all’uomo, non l’uomo in relazione a lei”, scriveva Simone De Beauvoir ne Il Secondo Sesso, “è l’inessenziale di fronte all’essenziale. Egli è il Soggetto, l’Assoluto: lei è l’Altro”.

Nella nostra società essere uomini è visto come condizione di default, non è un tratto caratterizzante. Essere donna, sì. Per questo troviamo, da una parte, una sfilza di personaggi politici ognuno con le sue peculiarità e, dall’altra, la donna.

Forse la soluzione è iniziare a fare i nomi, a raccontare le storie, a commentare le posizioni e le opinioni di queste candidate ricordandoci che il genere – il fatto di essere donna, appunto – ha importanza solo nella misura in cui la società ha scelto di dargli valore, è un costrutto sociale che non dovrebbe mai penalizzarci (o renderci invisibili) nella nostra professionalità.

 

L’ipotesi “donna al Quirinale” sta, lentamente, prendendo forza, con alcune candidate. Anche se nessuna mette d’accordo tutti i partiti.
Il titolo di donna più “quirinabile” spetta da almeno 20 anni ad Emma Bonino. Classe 1948, oggi senatrice. Deputata alla Camera e al Parlamento europeo, nel 2006 ministra del Commercio internazionale e delle politiche europee nel governo Prodi II, poi vicepresidente del Senato dal 2008 al 2013, e ancora ministra degli Affari esteri nel governo Letta per un anno, dal 2013 al 2014. Il curriculum non le mancherebbe di certo.

La senatrice a vita Liliana Segre, scampata all’inferno dei lager nazisti da bambina, ha declinato l’invito per il Quirinale, dicendo di non avere più l’età giusta e che il compito sarebbe per lei troppo gravoso. Peccato, perché, a guardare i sondaggi, sarebbe stata invece tra i nomi più apprezzati dagli Italiani.

Tra gli altri nomi “papabili”Rosy Bindi, ex DC, poi Partito popolare italiano, poi Pd, nel 2006 eletta ministra per le politiche per la famiglia nel governo Prodi.

Anna Finocchiaro, 66enne, Ministra per le Pari opportunità nel primo governo Prodi, oggi vicina più a LeU che al Pd, mantiene rapporti saldi con l’ex premier Massimo D’Alema.

Ricorre anche il nome di Roberta Pinotti, più giovane e vicina politicamente al Ministro e capofila di Area dem, Dario Franceschini, ma non gradita ai 5Stelle.

Circolano in questi giorni anche i nomi dell’attuale ministra della Giustizia Marta Cartabia, della giurista Lorenza Carlassare, che piace molto ai 5S, quello di Anna Maria Tarantola, ex presidente Rai, ex dirigente della Banca d’Italia, perfetta candidata draghiana e quello di Elena Paciotti, la prima donna che è stata presidente dell’Anm.

Insomma, di nomi di donne talentuose ce ne sarebbero diversi. Qualcosa potrebbe cambiare? Non ci resta che attendere Lunedi 24 Gennaio..

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