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La sindrome di Barbie e Ken? Siamo di fronte ad un chiaro disturbo psichico

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La sindrome di Barbie e Ken? Siamo di fronte ad un chiaro disturbo psichico

La presenza di Angelo Sanzio al GF2018 sta facendo molto discutere

Gli esperti la chiamano “sindrome di Barbie e Ken”, la tendenza per cui sempre più donne e uomini ricorrono oggi alla chirurgia estetica per apparire simili alle celebri bambole, diventate modelli di riferimento della bellezza. Proprio così: se prima si sognava di avere la bocca come quella di Angelina Jolie o il fondoschiena di Belen, ora si chiede piuttosto di ottenere i lineamenti della mitica bambolina bionda e le fattezze fisiche del suo aitante corrispettivo maschile.

“Puntano a modelli irreali”

A “fare scuola” sono stati gli episodi mediatici di Alina Kovalevkaya e Valeria Lukyanova, le Barbie in carne ed ossa originarie della città ucraina di Odessa e del Ken umano, l’inglese Rodrigo Alves. Dai loro casi è seguita quasi una moda che è arrivata persino da noi in Italia: Angelo Sanzio, il “Ken di Civitavecchia”, è uno dei concorrenti in gara al Grande Fratello 2018. E l’escalation è così rapida da preoccupare gli stessi esperti.
A lanciare l’allarme troviamo anche Carlo Gasperoni, docente al master di chirurgia estetica della faccia presso l’Università di Tor Vergata a Roma, che dà il suo inquadramento al fenomeno: “I soggetti che chiedono di essere resi simili a modelli irreali non sono stati in grado di sviluppare una loro identità ben definita e quindi guardano intorno a loro per scoprire chi sono i simboli dell’ammirazione collettiva. Desiderano entrare nei panni di chi ha successo ed in uno sfasamento tra ideale e reale vogliono replicare gli stereotipi in plastica della bellezza. Barbie o, nel caso degli uomini, Ken, hanno fatto giovare molti bambini. Nel giocare qualcuno ha cominciato a fantasticare e la vita irreale si è sostituita a quella reale che si è incapaci di affrontare. Ci troviamo di fronte ad un chiaro disturbo psichico.

Una ricerca sull’autostima

La sindrome di Barbie e Ken? Siamo di fronte ad un chiaro disturbo psichico

Un fenomeno solo apparentemente leggero, insomma, che affonda le ragione in dinamiche profonde e complesse. Lo conferma uno studio pubblicato dalla American psycological association, condotto da scienziati della University of West England.
La ricerca ha evidenziato come alcune bambine esposte alla figura della celebre Barbie rivelassero, a fine esperimento, un livello di autostima relativo al proprio corpo più basso rispetto alle coetanee che non invece non avevano avuto diretto contatto con la bambola.
Le prime hanno ammesso di desiderare un corpo più esile, indicando ai ricercatori la conclusione che un’eccessiva esposizione al modello di una bambola potrebbe danneggiare la rappresentazione del proprio corpo da parte delle giovanissime, portando a disordini alimentari ed al controllo maniacale del proprio aspetto.
La sindrome di Barbie e Ken è solo uno degli eccessi cui può portare il desiderio di piacere ad ogni costo
Questa sindrome ancora troppo spesso mette a rischio anche la salute delle persone. E’ cronaca recente il caso della donna di 36 anni morta per un intervento di liposuzione a Milano a causa di un’infezione che sarebbe subentrata dopo l’operazione. Le indagini al riguardo sono in corso ma, in generale, come deve comportarsi il professionista davanti alle richieste a volte incoscienti di chi desidera cambiare il proprio corpo per acquistare fascino e nuova giovinezza?
Non si può negare l’importanza della bellezza ai nostri giorni. I progressi della medicina estetica e la disponibilità di professionisti seri e preparati garantiscono a uomini e donne di tutte le età la legittima aspirazione di migliorare il proprio aspetto a vantaggio dell’intero benessere psicofisico.
Va sicuramente sottolineato che il chirurgo plastico deve capire e soprattutto saper indirizzare il desiderio dei suoi pazienti. In presenza di pericoli o di richieste incoscienti, l’esperto è tenuto a comportarsi da medico: non deve assecondare eventuali richieste squilibrate ma aiutare la persona a prenderne coscienza.

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