Celebrità Valentino Garavani: l’Eterno nella Moda Da Rossana Nardacci Pubblicato 3 minuti fa9 min lettura 0 5 La grandezza di un maestro si misura sia dalle sue creazioni, sia dalla loro capacità di diventare patrimonio culturale collettivo. Nell’universo della moda, pochissimi nomi possono vantare questa immortalità. Valentino Garavani, scomparso ieri all’età di 93 anni, è uno di questi. La sua carriera, iniziata nella fervente Vogue Paris degli anni ’50 e culminata con la celebrazione di 45 anni di carriera a Roma nel 2007, è stata un inno all’eleganza assoluta. Più che uno stilista, Garavani è stato un architetto del bello, le cui opere, pur sprigionando un’innovazione dirompente, sembrano eterne. L’ incarnazione di un ideale: l’abito in pizzo bianco del 1968 Se esiste un’immagine che ha definito la femminilità romantica nella moda, è quella dell‘abito in pizzo bianco di Valentino del 1968. Non era solo un abito da sposa; era la manifestazione di un sogno. Con la sua gonna a balze leggere, il corpetto ricamato e il lungo strascico, l’abito non avvolgeva il corpo, ma lo celebrava con una delicatezza monumentale. Valentino elevò il pizzo da materiale artigianale ad elemento di narrazione poetica. L’eredità di questo capolavoro è talmente potente che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, il suo protocollo di purezza e romanticismo rimane l’aspirazione massima per innumerevoli spose in tutto il mondo. È la prova che una vera icona non segue le mode, ma le cristallizza in un ideale senza tempo. Il rosso che divenne un’icona linguistica: il “Rosso Valentino” Prima di Garavani, il rosso era un colore. Dopo di lui, divenne una dichiarazione d’intenti. L’intuizione di Valentino non fu semplicemente quella di usare una tonalità carica di significati, ma di creare una propria tonalità precisa, inconfondibile e tecnicamente perfetta: il “Rosso Valentino”. Questo colore, un arancio-rosso vibrante eppure sofisticato, iniziò a comparire sulle sue passerelle fin dagli anni ’60, trasformandosi rapidamente in un codice genetico. Indossare un abito “Rosso Valentino” significa indossare un’identità di potere, passione ed eleganza incondizionata. È un colore che non chiede attenzione, la comanda. La sua genialità risiede nell’aver trasformato un attributo cromatico in un simbolo universale di stile, rendendo quel rosso tanto iconico quanto la firma stessa della maison. L’esplosione di gioia: la Collezione “V” del 1979 La fine degli anni ’70 cercava nuovi linguaggi,e Valentino rispose con un’esplosione di colore e freschezza che stupì il mondo. La collezione “V” del 1979 rappresentò una svolta audace: via le atmosfere iper-romantiche, spazio a linee geometriche, stampe optical e, soprattutto, al monocromo bianco e nero reso vibrante da tocchi di rosso fiammante. Valentino dimostrò di poter padroneggiare non solo l’eleganza classica, ma anche il ritmo della modernità. Abiti a tubino, gonne svasate e giacche strutturate parlavano una lingua più dinamica, pur mantenendo intatta la perfezione della fattura. Fu una collezione che ridefinì la percezione dello stilista, rivelando un lato più giocoso e sperimentale, senza mai scendere a compromessi sul lusso. Segnò il momento in cui la couture di Valentino iniziò a dialogare direttamente con lo spirito del tempo. Gli abiti da sera degli Anni ’90 Gli anni ’90 decretarono l’ascesa di un nuovo ideale di donna: potente, indipendente e sicura di sé. Valentino tradusse questo spirito nelle sue creazioni da sera con una maestria senza pari. Gli abiti divennero più fluidi, le silhouette più lunghe e sinuose. I celebri trousseau (i completi di biancheria intima e abbigliamento da viaggio) di seta e chiffon, spesso in nero o nel suo rosso iconico, incarnavano un lusso raffinato e personale. Non erano costumi da scena, ma armature di seduzione per donne che giocavano le loro carte nel mondo. Valentino capì che l’eleganza della nuova era non era impositiva, ma fluida e la vestì con drappeggi magistrali e tessuti preziosi che si muovevano con il corpo, non su di esso. Il Défilé per i 45 Anni di Carriera a Roma (2007) Il 6 luglio 2007, Valentino trasformò i templi di Roma in un palcoscenico per quella che può essere definita l’apoteosi della sua carriera. Per celebrare 45 anni nella moda, presentò una retrospettiva sfilata con 90 looks, indossati dalle più grandi top model della storia, da Naomi Campbell a Claudia Schiffer. Non fu una semplice sfilata, ma un’opera d’arte totale, una celebrazione dell’italianità, della bellezza e della perfezione artigianale. Ogni abito era un capitolo della sua storia: dai pizzi bianchi ai rossi iconici, dalle geometrie degli anni ’70 ai drappeggi più recenti. Fu l’atto conclusivo di un’epoca, il riconoscimento mondiale dello status di leggenda vivente di Garavani e la dimostrazione che la sua moda aveva costruito, pezzo dopo pezzo, un vocabolario estetico completo e immortale L’ Eredità di un vocabolario della bellezza Valentino Garavani non ha semplicemente creato abiti; ha codificato un linguaggio della bellezza. Attraverso il pizzo bianco ha scritto il capitolo sul romanticismo eterno; con il Rosso Valentino ha coniato un aggettivo per l’audacia; con le forme geometriche ha sposato la modernità; con le silhouette fluide ha celebrato la donna contemporanea. La sua scomparsa non segna la fine di questa storia, perché un linguaggio, una volta perfezionato, continua a essere parlato. Ogni volta che una sposa sceglie un pizzo, che un abito rosso irrompe su un tappeto rosso o che una silhouette perfettamente bilanciata incarna un’eleganza senza sforzo, lì vive il genio di Valentino. La sua è un’eredità che non risiede negli archivi di un museo, ma nel desiderio collettivo di bellezza, un desiderio che lui ha saputo vestire, definire e rendere eterno.