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“Un figlio quando potrò”: il social freezing

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Il social freezing permette di conservare i propri ovuli per pensare ad un figlio al momento giusto

L’età per mettere su famiglia si è spostata in avanti e sempre più donne, quando cercano un bambino, hanno difficoltà perchè i nostri ovuli hanno una data di scadenza. La scienza oggi ci aiuta. L’importante, come dicono gli esperti, è non procrastinare troppo e non sentirsi onnipotenti.

Troppe donne si dannano l’anima e si consumano nel desiderio di un primo o un secondo figlio che non arriva e forse non arriverà mai. Dolore, lacrime, disperazione che portano alla fine a rinunciare oppure ad andare all’Estero, in cerca di ovuli giovani di altre donne. Oggi la nuova conquista femminile, dopo l’aborto e dopo la piccola, si chiama social freezing: la possibilità di congelare i propri ovuli e conservarli nel tempo.

Non per procrastinare la maternità ad oltranza, ma per avere a disposizione del materiale proprio e fresco nel caso in cui la vita ti giochi qualche brutto tiro: malattie, problemi di fertilità diagnosticati tardi. Ma anche incontri con l’uomo giusto quando non sei più al top dell’età fertile.

Oltre alla maternità, c’è quindi in gioco anche la felicità sentimentale di una persona. Pensate alle donne che “spaventano” gli uomini solo perchè non riescono a nascondere il desiderio di un bambino. Senza contare che un figlio può essere rimandato per esigenze economiche o di lavoro.

Oggi un modo per vivere sentimenti e maternità con maggiore serenità e libertà c’è. Ma bisogna pensarci da giovani, quando magari i figli non sono ancora un progetto. Per questo il social freezing sarà uno strumento che utilizzeranno soprattutto le nuove generazioni.

Il social freezing è una conquista?

Può esserlo ma con riserva. Questi strumenti comportano una cultura ed una consapevolezza che le donne non sempre hanno. Diversamente dall’utero in affitto, dove un bambino passando da madre naturale ad un’altra vive un trauma simile a quello dell’abbandono, quì la madre resta una. Il rischio però è quello di sentirsi onnipotenti: il messaggio che si dà ad una figlia a cui si regala il congelamento degli ovuli è che lei potrà avere tutto e fare quello che vuole. Nella vita non è sempre così.

Bisogna stare attenti a non ribaltare i nostri desideri sui figli, che non sono nostre proiezioni narcisistiche. Se una madre vuole che la figlia congeli perchè lei non è riuscita ad avere altri figli, c’è un problema.

Spesso abbiamo un’idea ambigua e contrastante della libertà, che non è fare quello che si vuole, non sarebbe democratica. Il desiderio di avere un figlio, per esempio, non può essere indipendente da ciò che posso garantirgli e di quello di cui lui ha bisogno: nel caso di una maternità troppo in là negli anni, una famiglia che lo accompagni nella sua vita.

Il desiderio di maternità in tarda età

Se il desiderio è autentico ben venga il social freezing, anche nei casi in cui una donna non ha sentito il desiderio di maternità per problemi o traumi familiari, ma poi lo avverte dopo un percorso di terapia.

Oggi tutto si è spostato in avanti perchè viviamo in un’eterna adolescenza. Nella società consumistica e materialista sono scomparsi i riti di passaggio che avevano i nostri antenati. Da quì l’onnipotenza narcisistica.

La mancanza di maturità non aiuta le madri ma nemmeno i padri. Vivere in modo maturo è importante non tanto a fini moralistici o per guadagnarsi il paradiso, bensì per il proprio benessere. Tutte le nuove patologie, dipendenza da cibo, droghe, shopping compulsivo, hanno lo scopo inconscio di riempire un vuoto, quello dei valori.

Cosa fare per congelare gli ovuli?

Il social freezing in America esiste da 15 anni ed aziende come Google ed Apple addirittura lo regalano come benefit alle loro dipendenti. In Italia, per resistenze culturali, si fa poco e non se ne parla. E’ un peccato perchè oltre a rappresentare un‘”assicurazione” per le donne sulla possibilità di diventare madre, se si diffondesse abbatterebbe il numero delle ovodonazioni, oggi sempre più numerose nelle procreazioni assistite.

L’importante è farlo nell’età giusta: tra i 20 ed i 30 anni quando gli ovociti sono perfetti e nel 70% dei casi portano a fecondazioni in vitro di successo. Se congeli dopo i 35 anni le possibilità di riuscita precipitano al 20%.

A 40 anni è praticamente inutile farlo. Purtroppo invece chi lo richiede oggi sono donne over 35, anche 40, che arrivano sull’onda della paura di non avere più tempo. Invece andrebbe fatto da giovani, nell’ottica della prevenzione.

Chi vuole farlo deve rivolgersi a centri pubblici o privati di fecondazione assistita. Prima c’è il consulto con il medico. Se tutto va bene si procede con una terapia ormonale per 12 giorni (un’iniezione al dì) per produrre gli ovociti: una buona conservazione ne prevede almeno 12, pari ad un anno di ovulazioni. Infine c’è il prelievo delle uova in day ospitale con ecografia transvaginale in blanda sedazione.

 

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