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Più movimento contro i tumori

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L’attività fisica è una grande alleata nella prevenzione del cancro ed anche nella cura. L’importante è praticarla con costanza

Che l’attività fisica mantenga in salute, lo si sa da tempo. Meno noti invece sono i legami tra movimento e tumori.

Quando si parla di prevenzione del cancro, la maggior parte di noi pensa a mammografia o Pap test. In realtà c’è anche un altro tipo di attenzione da considerare: l’attività fisica.

Ricerche recenti hanno evidenziato che il movimento agisce direttamente sui meccanismi essenziali del nostro organismo, sul sistema immunitario, circolatorio, apparato muscolo scheletrico e cervello, mettendoli in grado di difendersi meglio dalle malattie croniche ed oncologiche. In particolare, adesso si sa per certo che l’attività fisica può proteggere dal tumore del seno, del colon-retto e della prostata.

Non solo ma, unita alle cure, può allontanare il rischio delle ricadute.

Nel caso di donne operate di carcinoma mammario è stato messo in luce come il movimento sia in grado mitigare gli effetti collaterali di alcune cure, ad esempio gonfiore, insonnia, dolori articolari e vampate di calore.

Attività fisica moderata sul benessere delle donne che hanno avuto un tumore al seno

Per avere benefici non solo in questo specifico caso, ma più in generale nella prevenzione e nella cura dei tumori, l’ottimale è seguire le raccomandazioni dell’Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, ossia praticare attività fisica moderata per almeno 150 minuti a settimana: basterà dedicare una mezz’ora 5 volte a settimana ad un’attività aerobica come camminata, corsa, bicicletta, nuoto.

Il termine moderata allude al fatto che mentre siamo in movimento riusciamo anche a parlare con chi abbiamo accanto; ricordiamo di iniziare sempre in maniera graduale e di “ascoltare” il nostro corpo quando ci chiede di rallentare o fare una pausa.

Vincere le resistenze

Alcune ricerche hanno indagato sulle resistenza a svolgere attività fisica tra le donne operate di cancro al seno.

Le barriere che fanno rinunciare a scendere in pista possono essere diverse: gli effetti collaterali delle cure, l’affaticamento, il non ritenere la sedentarietà un vero rischio per la salute, l’imprinting familiare, la mancanza di conoscenza degli effetti benefici del movimento, la scarsa autostima, la paura di danneggiare il braccio ed il seno interessati, la bassa percezione del rischio di una ricaduta di malattia.

Introdurre regolarmente anche solo una mezz’ora di movimento nella propria routine quotidiana non è semplice.  Però aiuta molto informarci bene dal nostro medico e da altre figure competenti, esponendo dubbi e paure, cercando di pianificare quanta e che tipo di attività fisica possiamo fare. Così come è meglio poter contare sull’aiuto dei familiari, che ci spronino con amore e pazienza e magari scendano in campo con noi. Serve anche ascoltare buona musica mentre si cammina o si corre. E farci una foto all’inizio del nostro percorso di benessere ed un’altra dopo qualche mese, per sottolineare i nostri progressi: ci vedremo più in forma, con il viso rilassato e l’espressione più serena a soddisfatta.

 

 

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