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Fecondazione assistita: meglio insistere o fermarsi?

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Hai superato gli “anta” ed il figlio che sogni non arriva? Scopri se puoi insistere o fermarti

Prima di tutto i figli. Se qualche anno fa aveste chiesto ad una donna di stilare una classifica delle sue priorità, lei non avrebbe avuto dubbi: al primo posto avrebbe messo la maternità. E tra donne comuni e vip non c’è differenza.

Come dimostra l’attrice Maria Grazia Cucinotta, che pur di avere il secondo figlio si è sottoposta per dieci anni a trattamenti di qualunque tipo, ma invano.

La fertilità cala a partire dai 30 anni

Le cose sono cambiate soprattutto negli ultimi anni. Secondo l’Istat, in Italia le donne tra i 18 ed i 49 anni senza figli sono circa cinque milioni e mezzo: in pratica, una su due rinuncia a diventare madre. Non a caso, l’indice italiano di natalità è il più basso d’Europa.

Alla base di questa scelta ci sono diverse ragioni: da una parte l’instabilità economica e la precarietà nel mondo del lavoro non agevolano la decisione di mettere su famiglia; dall’altra molte donne che, invece, hanno un lavoro tendono a privilegiare la carriera e la realizzazione professionale, rinviando la maternità in un secondo tempo. Quando decidono finalmente di diventare madri, però, può essere troppo tardi. Del resto, secondo la Società italiana di ginecologia ed ostetricia, la fertilità femminile diminuisce a partire dai 30 anni, con un calo significativo dopo i 40 anni.

Molte donne avanti con l’età non riescono ad avere un figlio in modo naturale e decidono allora di ricorrere alla procreazione assistita, cioè a tecniche mediche che aiutano nella fase del concepimento. Non è detto, però, che questa soluzione porti al risultato sperato, soprattutto dopo un solo tentativo.

E’ una scelta difficile e comporta altissimi livelli di stress emotivo nella coppia, che possono, alla lunga, arrivare a logorare il rapporto ed a trasformare il progetto di diventare genitori in un percorso a tappe fatto di farmaci e scadenze nel calendario, con una percezione di fallimento personale ad ogni tentativo non andato a buon fine.

La maternità costringe a mettersi in gioco di continuo ed apre il futuro a nuove avventure. E non è l’età a determinare la qualità di una mamma. Esistono madri giovani che sanno dimostrare una maturità maggiore rispetto ad una donna che ha il primo figlio avanti negli anni.

Non c’è differenza tra chi sceglie la via naturale della maternità, la procreazione assistita o l’adozione

Se nella coppia c’è un desiderio condiviso che si trasforma in progettualità, è giusto assecondarlo. Bisogna fare attenzione ai pericoli dell’accanimento e la necessità di capire il momento giusto per “arrendersi”.

Manteniamo l’attenzione sul benessere della famiglia esistente, per evitare che le tensioni ed i risultati negativi trasformino il desiderio di un figlio nel bisogno di averlo anche a discapito del nostro equilibrio.

Se sentimenti come sconfitta, delusione e perdita diventano una costante, è necessario fermarsi e riflettere. La coppia deve capire  se la ricerca di un bimbo faccia ancora parte del progetto originario o se si stia trasformando in un bisogno di rivincita e di riscatto nei confronti della propria vita. In tal caso, il bambino tanto cercato perde il valore di figlio e diventa un oggetto da ottenere ad ogni costo. Questo è un limite da non superare.

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