Le donne afghane, eroine vere nell’era moderna

5 min lettura
0
0
12
Le donne afghane, eroine vere nell’era moderna

Sono sempre stata una grande amante dei colori: a differenza di chi vede stile solo nel nero e nelle scelte sobrie, ritengo che indossare abiti colorati rispecchi meglio le mille sfaccettature dell’universo femminile.

Gli abiti colorati delle donne afghane

L’interiorità di noi donne, la nostra forza, la nostra intelligenza, la nostra connessione profonda con la natura in quanto generatrici di vita, il nostro intuito, la nostra sensualità e le altre innumerevoli qualità, non potrebbero essere espresse neppure dalla gamma completa dei colori.

La situazione afghana mi scuote profondamente e genera in me rabbia, in quanto mi ricorda che ancora esiste chi vuole le donne ad un solo colore ed una sola dimensione, quella di moglie e madre, sopprimendo qualsiasi altro lato. Alla stregua di una sagoma nera che non ha nessuno spessore nel tessuto sociale.

In tal caso il nero è il simbolo non dell’eleganza bensì dell’oscurantismo, di un potenziale che deve venir ridimensionato, nascosto sotto un burqa e nei confronti del quale si dovrebbe provare quasi vergogna.

Ora noi ci scandalizziamo osservando quello che sta succedendo alle nostre sorelle in Afghanistan, ma non dimentichiamo che fino a qualche secolo fa il nostro potere (perché si, di questo si tratta) era imbrigliato dagli uomini, prima che i nostri diritti venissero rivendicati, avvallato anche lì da una religione che aveva soppiantato gli antichi culti pagani al centro dei quali vi era proprio una divinità femminile.

A distanza di neanche cent’anni diamo per scontate troppe conquiste, come se ci fossero state da sempre. La situazione afghana è un terribile promemoria: quello che è successo è un vero affronto, una violenza intollerabile nei confronti di tutte le donne del mondo.

Le Superwomen di Lediesis

Io sono pugliese e recentemente ho visitato a Bari la mostra del collettivo di street artists Lediesis, dedicata alle Superwomen.

Sulla terrazza del Museo spiccava, fra i volti di famosi personaggi femminili, una tela che ritraeva un gruppo di ragazze col burqa nell’atto di scattarsi un selfie, con la “S” di Superman in bella vista sul petto.

Sì, le donne che sono rimaste in Afghanistan e non hanno avuto possibilità di rifugiarsi altrove sono delle supereroine, poiché stanno sopravvivendo in una società nella quale viene negato loro di vivere come un normale essere umano, che può studiare, costruirsi una vita o semplicemente indossare vestiti colorati.

 

Anche la moda, infatti, è libertà: la libertà di potersi vestire ed esprimere come si desidera, di poter fare col proprio corpo ciò che si vuole.

Mi torna in mente una scena del film “Sex & The City 2” dove Samantha, dopo aver sbattuto in faccia ad una folla di uomini arabi i preservativi che le erano caduti dalla borsa (scena simbolica di una donna che vive liberamente la sessualità alla faccia dei tabù), è costretta alla fuga assieme a Carrie, Miranda e Charlotte.

Le quattro vengono aiutate da un gruppo di donne, le quali all’interno delle mura domestiche, rivelano sotto gli abiti tradizionali capi colorati all’ultimo grido e accessori firmati che nulla hanno da invidiare a quelli delle stilose protagoniste.

Esattamente come Superman nell’atto di sbottonarsi la camicia e di rivelare sotto i vestiti la propria natura di supereroe.

Carica altri articoli correlati
Altri articoli da Graziamaria Franchini
Altri articoli in Donne coraggiose

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi anche

Gioielli: i trend che spopoleranno nell’autunno/inverno 2021-2022

A seguito della Pandemia,  i gioielli hanno riscoperto un nuovo significato. Da semplici a…