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Dai pantaloni strappati alle scollature hot: qual è il bon ton a scuola?

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Dai pantaloni strappati alle scollature hot: qual è il bon ton a scuola?

Esiste davvero un bon ton da rispettare tra i banchi di scuola?

Immaginatevi un ragazzo in giacca e cravatta, ma con i capelli rasta. E’ semplicemente indecoroso. Lo diceva il preside di una scuola alberghiera di Riccione, dopo aver sospeso Massimiliano, un ragazzo di 16 anni: rientrato dalle vacanze di Natale, si era presentato in classe con i dread. Era il 2015.

Quattro anni dopo la storia si è ripetuta. Stavolta a Napoli, nell’istituto scolastico di Scampia Ilaria Alpi- Carlo Levi. Lino, 13 anni, viene rimandato a casa dalla preside. Il motivo? Porta le treccine blu.

“Ed allora sei fuori. In classe non ci puoi stare, almeno finchè non deciderai di tagliarle, di tornare ad avere un aspetto “normale” e soprattutto con i capelli di un colore naturale. “.

Ma non è finita. Qualche giorno dopo la preside ha incontrato il consiglio dei genitori della scuola, illustrando il nuovo regolamento d’istituto, comprensivo di una lunga serie di divieti. Pantaloni strappati, corti, troppo stretti, bermuda, T-shirt e camicie aderenti. Scollature, piercing, orecchini per maschi. Tacchi alti, infradito, rossetto, trucchi e capelli tinti. “Tutto questo deve restare fuori dalle nostre classi o verranno presi provvedimenti”, ha tuonato la dirigente.

Le prime vittime del decalogo

Due fratelli, di 11 e 13 anni, sono rimasti fuori dalla classe, “parcheggiati” in sala professori a causa dei loro jeans ritenuti inopportuni. La madre dei due alunni si è scatenata sui Social dicendo di chiamare la polizia perchè l’istruzione è un diritto.

Quel giorno, i due fratelli, sono tornati a casa con la madre Lino, il ragazzo con le treccine blu, è stato costretto a tagliarle per essere accettato nuovamente alle lezioni. Il video che ha documentato il “taglio” è diventato virale su Instagram , accendendo così il dibattito su cosa sia opportuno indossare e cosa no all’interno di un istituto scolastico. Un polverone mediatico a cui si è aggiunto anche un insegnante di Treviso, il quale, in una lettera rivolta proprio alla preside di Scampia ha voluto ricordare che il compito di un dirigente è quello di applicare le leggi esistenti, scritte nella Costituzione e non di crearne nuove. Ed ha concluso con una domanda: “Cara collega, lei si farebbe operare da un chirurgo eccellente che indossa i jeans strappati o da un principiante in giacca e cravatta?”.

La verità, anche questa volta, forse sta nel mezzo. Nel senso che le regole su come comportarsi nella scuole statali sono stabilite dai singoli istituti ed i divieti inerenti il “dress code”, solitamente sono limitati. Inoltre, viene firmato assieme alle famiglie degli studenti il patto di corresponsabilità, in base alle esigenze sociali e territoriali.

E’ vietato l’uso di abiti succinti: dalle minigonne ai jeans a vita bassa alle profonde scollature

Dai pantaloni strappati alle scollature hot: qual è il bon ton a scuola?

A Napoli, al liceo classico Umberto I, da poco è stato vietato l’uso di abiti succinti, quali jeans a vita bassa, minigonne e soprattutto profonde scollature. Non si va a scuola per sedurre!

Alcuni istituti hanno anche posto il veto sui baci ed effusioni tra studenti: famoso il caso del liceo Newton di Roma, che motivò la scelta come strumento di prevenzione dell’epidemia aviaria.

Interessante l’ordine di alcuni istituti di vietare la possibilità di amicizia su Facebook tra studenti e professori.

Curiosa è anche la “demonizzazione”, scattata in diverse scuole, dell’utilizzo da parte dei docenti della vecchia penna rossa, ritenuta “aggressiva e minatoria”.

Più diffusa, infine, l’interdizione all’utilizzo del telefono cellulare da parte degli studenti. Una norma che mira anche e soprattutto a limitare il fenomeno del cyberbullismo, una delle grandi piaghe tra i ragazzi del scuole superiori.

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