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Anoressia: una testimonianza del percorso di guarigione

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Quando si completa il percorso di guarigione dall’anoressia, da un lato la vita può considerarsi in discesa. Dall’altro lato, la vita è tutta in salita.
Il tempo è passato, ci sono cose che non abbiamo vissuto, esperienze che non abbiamo fatto e non siamo più le persone che eravamo prima.

Percorso di guarigione: le difficoltà del ritorno alla vita quotidiana

Quando si ritorna alla vita di tutti i giorni si da per scontato che tutto sarà come era prima. Purtroppo non è cosi e, almeno nel mio caso, non è stato cosi.
Mi sono ritrovata a 22 anni, senza diploma e senza un’idea precisa di cosa volevo fare della mia vita.
Erano più le scuse che trovavo per rimandare qualsiasi decisione che la voglia di gettarmi di nuovo nel mondo reale.
Ero rimasta per anni in un mondo che non era vero. La vita reale non era quella.

Ero in una bolla, da sola, circondata dalle pareti della mia camera e dall’affetto dei miei genitori.

Ero terrorizzata da quello che il futuro aveva in serbo per me.
Cosa sarei stata in grado di fare dopo aver perso così tanto tempo? Che voglia avrei avuto di ricominciare a studiare? D’altronde avevo 4 anni in più dei miei compagni di classe.
Come avrei spiegato a tutti questa differenza e come avrei fatto a sopportarla io?
Ero costantemente ossessionata dalla differenza di età e dall’idea che ormai per me era tardi.

Il ritorno a scuola: l’incubo della macchinetta delle merendine

Quando finalmente decisi di tornare a scuola non avevo previsto le difficoltà avrei dovuto affrontare. Certo ero guarita. L’anoressia però non sparisce e non si dimentica.
Ogni giorno, a scuola, ero costantemente ossessionata da quello che gli altri potevano pensare di me. Ero troppo magra? Si capiva che avevo avuto un problema?
Fissavo la macchinetta delle merendine e il mio corpo era come paralizzato. Perché non riuscivo a prendere quella maledetta barretta al cioccolato che avevo mangiato fino al giorno prima?
La malattia stava per riprendersi la mia vita.
Non ero più abituata a studiare, a stare seduta a lezione circondata da altre persone. Passavo più tempo in bagno a pregare che non mi venisse un attacco di panico che in aula a stare attenta alla lezione.
La mia attenzione era costantemente concentrata su quella macchinetta. Pensavo solo al momento in cui sarei andata a casa e avrei mangiato.
Non fu facile. In poco tempo capii che avevo ancora bisogno di aiuto.

Il percorso terapeutico per superare l’ansia e la depressione

Cominciai un percorso con uno psichiatra. Il terapeuta mi disse quale era davvero il mio problema in quel momento. Depressione e ansia!
Inizialmente non presi bene la diagnosi, come potevo affrontare un altra difficoltà dopo tutto il tempo che avevo passato a prendermi cura di me e guarire?
Mi sentivo quella pazza. Come se avessi una lettera scarlatta sulla fronte con scritto DEPRESSA E ANSIOSA.
Insomma, ero un casino ambulante.
Relazionarmi con gli altri era incredibilmente difficile. Avevo perso tutte le mie amiche. Perché mai qualcuno avrebbe voluto essere amico mio?

Ero piena di rabbia. Odiavo tutto e tutti.

Non era giusto che loro ridessero e sorridessero quando io invece non potevo avere una tregua dal mio cervello.
Se non pensavo al cibo, pensavo alla mia depressione e avevo paura di avere un attacco di panico.

La vita degli altri andava avanti, la mia era sempre ferma.

Mi ci vollero diversi mesi prima di accettare che la mia vita era diversa e che lo sarebbe stata sempre.
Dovevo smetterla di ascoltare gli stereotipi riguardo ai problemi mentali e accettare che ogni persona nella vita di tutti i giorni affronta dei problemi. I miei erano e sarebbero stati sempre quelli.
Non ero meno di nessuno. Non ero pazza. Ero solo stata ingenua a pensare che sarei potuta uscire completamene indenne da tutto quello che avevo passato.

Francesca è forza, debolezza, sensibilità e tenacia

Io sono questo: forza, debolezza, sensibilità e tenacia. Nulla mi rende diversa. Nulla mi rende inferiore.
Sono un essere umano come tutti, con i suoi difetti e con i suoi problemi. La vera discesa comincia quando si accetta che la nostra vita è cambiata per sempre. In un modo o nell’altro ce la faremo.
Oggi non mi vergogno più di dire che prendo dei farmaci antidepressivi e ansiolitici.
Sono sempre Francesca, i miei pregi sono sempre gli stessi. I miei difetti però non mi impediranno mai di fare quello che voglio davvero fare, nemmeno gli anni che ho perso.
L’unico ostacolo al mio futuro sono stata io. Questo non succederà più.

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